professore

Massimo Quarta è docente di violino al Conservatorio della Svizzera Italiana a Lugano 

"Dopo aver lasciato Lecce per continuare i miei studi a Roma, conseguito il diploma ho girovagato un po' anch'io alla ricerca di un "guru"  del violino che potesse darmi i trucchi e svelarmi i segreti di come suonare bene. Ma i guru non insegnano: risvegliano, ti guidano verso la ricerca della consapevolezza e dell'illuminazione che possono essere dentro di noi.  E questa ricerca, sia umana che musicale, attraverso un percorso a volte doloroso e che ha avuto anche il suo prezzo da pagare, mi ha portato a considerare l'essere didatta e l'insegnamento come una missione di vita. Troppe volte ho assisto a studenti in balia di insegnanti che con grande disinvoltura li sottopongono a continui cambi di postura e impostazione, solo magari per una cieca fede alla loro scuola violinistica.  Scuola russa, americana, franco-belga, russo-americana, e chi più ne ha più ne metta. Francamente, sono sempre stato convinto che le scuole sopracitate, soprattutto quella russa, più che per le indicazioni di dove tenere le dita sull'arco siano state importanti per il metodo e la disciplina con la quale venivano affrontati gli argomenti tecnici. Sicuramente aver coscienza di cosa accade a livello fisico quando suoniamo è di prima importanza. Ma serve veramente a poco se il tutto si risolve dicendo all'allievo semplicemente "fai così". E serve ancora meno se, accanto ad una disciplina ed un rigore necessari, non si ha la pazienza e la perseveranza di far capire all'allievo che ce la può fare, che nulla è perduto. Ogni volta che sono con i miei allievi mi sento un po' padre, un po' amico, un po' psicologo. E non è sempre facile ascoltare i loro problemi personali e dare il giusto consiglio. Ma forse la differenza tra lavoro e missione è proprio questa." 

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