direttore d'orchestra

"Adesso ti sei messo a dirigere anche tu?"
Questa domanda mi è stata fatta più volte da quando, più o meno 20 anni fa, accettai di "dirigermi" nel concerto K 219 di Mozart, "concertando" nella seconda parte un Divertimento per archi, sempre di Mozart.

Già: perché sottoporsi alle fatiche di dover dare gli attacchi durante il volo poetico di una frase o nel mezzo di un picchettato volante quando ci si potrebbe esibire coccolati dalle amorevoli cure di un direttore d'orchestra? Ebbene, il punto è proprio questo. In un mondo musicale che è più preoccupato di produrre piuttosto che creare, dove una prova è poco e due sono troppe, non vi è più il tempo per partorire l'esecuzione di un brano la cui interpretazione sia frutto di uno studio attento della partitura, di una scelta condivisa e vissuta appieno tra direttore e solista.

Pur conservando la memoria di bellissime esecuzioni con diversi direttori d'orchestra (ricordo un bellissimo Secondo Concerto di Bartók con György Gyoriványi Ráth e un'entusiasmante esecuzione di Tchaikovsky con Temirkanov e la Filarmonica di San Pietroburgo), troppe volte mi è capitato di arrivare davanti all'orchestra senza neanche aver parlato di che tempi prendere, o nella migliore delle ipotesi di sentirmi dire "stia tranquillo che la seguo".

Ma si sa, "chi segue" arriva sempre un po' dopo; di poco magari, ma dopo. E se questo può andar bene quando si è giovani e ci si preoccupa di conoscere principalmente la propria parte, con l'andar degli anni si sente la necessità di approfondire un brano nella completezza della sua scrittura. Così, ho incominciato a dirigere sempre di più ciò che suonavo, iniziando con Mozart fino ad arrivare a concerti complessi come Tchaikovsky o Brahms.

E siccome l'appetito vien mangiando, il passo verso le sinfonie di Beethoven, Brahms, Tchaikovsky o Mahler è stato breve. Per quanto bello e intrigante sia suonare uno strumento come il violino, le sue quattro corde non potranno mai competere con la magnificenza e la maestosità dello "strumento" orchestra e della musica scritta per esso.

Una musica per un musicista prima ancora che per uno strumentista, senza paletti, stereotipi o confini. Un nutrimento per lo spirito ed una necessità dell'anima. 

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